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sembra quasi che le lettere siano state scritte con il FUOCO !!!! - Capitolo I ''L'oscurità''La storia inizia in una citta' buia e desolata. Nessuno ormai pronunciava il nome di questa città a voce alta, per lo più perchè ormai i vecchi che lo ricordavano avevano cessato di esistere già da anni, e i pochi vivi che ne conoscevano l'esistenza dalle storie dei propri cari, preferivano non nominare ciò che il loro cuore non avrebbe potuto reggere. La città ormai aveva perso la luce che un tempo la caratterizzava, e che gli dava il titolo di capitale di un impero morto con essa. Ormai cio' che ne rimaneva erano macerie di palazzi e ville , strade interrotte e cancelli dimenticati. I pezzi di muri che restavano ancora in piedi servivano ormai solo come casa per i piccoli insetti e per il muschio che cresceva abbondante. Ma un occhio attento avrebbe saputo scorgere piu' di cio' che l'aspetto abbandonato di questa tetra citta' volesse far capire se solo ne avesse avuto l' opportunita'. Ma ormai gli occhi attenti non giungevano qui da secoli, e per essere sinceri non ne sarebbero arrivati per ancora molto tempo. Se solo qualcuno avesse potuto appoggiare l'orecchio al suolo, e quel qualcuno avesse l'udito fino come gli elfi del Nord o come i ladri di New Thalos, allora avrebbe potuto sentire passi pesanti e battere di martelli a pochi metri dal suolo. E infatti qui, sotto la citta' che un tempo fu cosi' splendente, stava nascendo qualcosa che gli uomini avrebbero rimpianto a lungo. Nascere non e' certo il termine esatto per qualcosa che di vivo ha molto poco, forse sarebbe meglio dire "tornare nel regno dei vivi" ma per quanto bella possa essere la forma usata non cambiera' certo la sostanza. Infatti proprio a due metri dalla pavimentazione che reggeva le colonne rimaste e le poche pietre superstiti, si diradavano per chilometri e chilometri un intreccio di gallerie che si aprivano in enormi grotte sistemate e attrezzate per l'oscuro piano a cui erano state destinate. E nel cuore di queste grotte cio' che ora attrae la nostra attenzione e' una stanza, non grossa ma arredata in maniera molto particolare. Era una stanza larga almeno venti metri e lunga altrettanto, accessibile solo da una lunga scala scolpita nella piccola montagna che protegge le spalle della citta' abbandonata. Era arredata in maniera discreta, il pavimento era stato scolpito nella viva roccia, vi erano incisi rombi inscritti in cerchi, certamente il lavoro di lunghi mesi di qualche operaio nanico ben pagato. Otto colonne costeggiavano i muri e altrettante torce illuminavano la stanza debolmente lasciando in ombra molte zone. Sul muro est erano tirate delle tende rosse, che coprivano il balcone scolpito sul fianco della montagna, nascosto a qualsiasi osservatore. Due statue rappresentanti mostri della mitologia erano scolpite sulla ringhiera, guardavano verso l'interno come a spiare eventuali abitatori , o forse a vegliare su di essi. Una porta a due ante di pesantissimo metallo simile ad acciaio che impediva l'entrata era stata fissata a solidissimi cardini sulla parete sud, era riccamente decorata e portava incise rune sconosciute e disegni raffiguranti le divinita'. Al centro della stanza appoggiato sul muro nord vi era un pesantissimo trono in marmo scolpito grezzamente, molto probabilmente il frutto di un opera frettolosa ma gradevole alla vista. Aveva due enormi bracciali che rappresentavano due draghi che tenevano in mano una sfera di cristallo ciascuno, il poggia schiena invece raffigurava un paesaggio notturno che sfumava fino al poggiatesta in una splendida luna piena. Sulla base del trono invece i disegni terminavano con due lunghe code di drago che scomparivano sotto il seggio lasciando ai piedi lo spazio per toccare il suolo.Era notte, una notte scura senza luna interrotta solo dagli ululati dei lupi ormai numerosi in questa regione e ogni tanto da qualche passo frenetico dietro alla porta, che si avvicinava per allontanarsi subito dopo. Proprio quando i lupi sembravano aver trovato un pasto da consumare, e i piedi una via piu' consona per il loro padrone, si udirono due forti colpi alla porta. Prima fu silenzio, sembrava essersi fermato anche il cuore dell'incauto visitatore , poi come per magia il pesante portone si spalanco' lentamente, come tirato da una decina di possenti guerrieri, e quello sarebbe stato il numero di uomini necessario per smuovere quella imponente massa. Una figura scura entro' nella stanza, si sentiva chiaramente il rumore dei passi sul pavimento ornato, le due guardie dall'altra parte della porta si affrettarono a riattivare il meccanismo di chiusura della porta lanciando ogni tanto frettolose occhiate all'interno della stanza, alla ricerca di chissa cosa. Il visitatore avanzava deciso, i suoi passi scandivano un tempo quasi ritmico, tock....tock....tock..., finche' finalmente giunse al centro della stanza, alla luce delle torce. Non era molto alto , circa un metro e settanta, nella media fra' gli uomini del regno, anche se ormai non si vedevano uomini li dentro da secoli. Indossava una spessa armatura nera dalle larghe spalliere e dalla vita fina, un pesante mantello da viaggio umido e un po' logoro gli pendeva sulle spalle. L'elmo sul quale erano incise due grosse ali da corvo gli copriva per intero il viso lasciando trasparire solo gli occhi e la parte superiore del naso. Appesa alla vita stretta da una strana cintura di cuoio tempestata di pietre brillanti pendeva una spada chiusa nella propria fodera, l'elsa era totalmente nera ed aveva delle incisioni lungo il manico e intorno all'unica gemma che si vedeva nell'arma. Il cavaliere avanzo' ancora qualche passo mentre la porta si chiudeva con un fragoroso rumore metallico alle sue spalle, dopo di che piego' un ginocchio e si inchino' davanti al trono. Rimane cosi' per qualche istante, dopo di che alzo' il capo e guardo' intorno alla ricerca di qualcosa. Come dal nulla una lieve nebbia si condenso' ai piedi del marmoreo scranno, diventando sempre piu' fitta fino a formare una figura. Seduto sul trono ora vi era qualcuno avvolto in una lunga veste nera, il cappuccio era tirato avanti e nascondeva il viso che comunque sarebbe stato invisibile coperto dal cono d'ombra delle torce. Sara' stato alto non piu' dello strano visitatore e di stazza non piu' grossa di un uomo normale, le braccia erano poggiate sui draghi intarsiati e le mani stranamente erano celate dalla nebbia che continuava a uscire dalla veste. Il cappuccio era indirizzato verso l'uomo in armatura, unico indizio che portava a pensare che si stessero guardando. Una voce riempi' improvvisamente la stanza, e di certo non era umana. Era come sentire parlare una grotta , un suono che rimbomba nella stanza per cercare il suo bersaglio e poi rimbombare nella tua testa. Sentire quella voce per chi non fosse pratico era come esser colpito da una freccia, dolorosa e inesorabile, sentirla entrare in te, fredda e spietata, e sapere di non aver piu' scampo, non puoi far altro che accettarla e perire. "Al fine sei giunto, mi hai fatto attendere molto, spero che il tuo ritardo sia ben giustificato." tuono' la voce. "Certo mio signore , ho cercato come lei mi ha comandato , vagato per anni su questa terra solo per diventare potente e servirla come merita. Non ho fatto pochi sforzi per diventare cio' che sono e molti dei suoi consigli mi sono stati vitali, anche perche' spesso ho visto il suo operato intorno a me" rispose il cavaliere e aggiunse: "Ho visto che nei lunghi anni della mia assenza ha fatto di queste macerie una fortezza inattaccabile, d'altronde l'ho vista crescere anno dopo anno quando tornavo da lei, reduce da folle imprese o da campagne sanguinarie. L'ho vista prima diventare una piccola casa per quelli come me, poi mutarsi in un forte abbastanza stabile per resistere ad un battaglione, poi con gli anni diventare questa piccola citta'-fortezza, inattaccabile anche da un grosso esercito. Ma so' che il nostro obbiettivo non e' aspettare l'avanzata del nemico...." " Il nostro obbiettivo e' sopravvivere, creare una casa per i nostri fratelli, tornare cio' che eravamo e' impossibile ma potremmo diventare qualcosa che non siamo mai stati." disse la voce, e continuo' :"Ormai la nostra casa e' finita, sara' accogliente per qualsiasi essere simile a noi .E' tempo di allargare i nostri domini, un pezzo alla volta,senza destare troppi sospetti. La nostra forza e' l'oscurita' , il nemico non sa' che noi esistiamo ancora e cio' ci dara' un grosso vantaggio. Inutile muovere le nostre armate troppo facilmente riconoscibili, le rocce che abbiamo scavato nel corso degli anni ci hanno regalato tanti minerali che ci hanno permesso di pagare gli artefici di tutto cio'" e dicendo questo mosse la mano destra a indicare la stanza. " Ci serviremo del denaro, il vile padrone di questa epoca, per muoverci in silenzio , per comprare ove possiamo impedire di lottare. Purtroppo siete rimasti in pochi di cui io possa fidarmi, la maggior parte di voi, figli miei, sono stati trovati e uccisi dai Cavalieri del Tuono, e quei pochi che sono rimasti mi sono troppo cari per essere sacrificati." la voce si muto' dal freddo e rimbombante tono che aveva in una piu' lenta e sussurrante tonalita'. "Anzi , sei appena tornato da un lungo viaggio e gli altri non ti vedono da ormai tanto tempo. Vai a riposare e a incontrare i tuoi fratelli, ci sara' tempo per parlare" detto cio' la voce si spense e la figura si dileguo' velocemente come era apparsa. Il cavaliere urlo' un :" SI, MIO SIGNORE" che fu seguito da un bisbiglio : " Si...padre", giro' i tacchi alla maniera dei militari che gli fu insegnata e si allontano' verso la porta che si spalanco' al suo cospetto per chiudersi dietro di lui. E una frase lasciva come un filo di vento sibilo' tra' le colonne della stanza "Ben tornato figlio mio, ben tornato Karyal". |
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